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   Chapter 3 No.3

La freccia nel fianco By Luciano Zùccoli Characters: 11026

Updated: 2017-12-04 00:03


Qualche cosa che non fosse troppo comune…

Ella credette sognare, vedendo sbucar d'un tratto da una siepe del giardino e correre verso di lei uno svelto bambino tra i sette e gli otto anni.

Era vestito di bianco; i calzoncini chiusi al ginocchio lasciavan nudi i polpacci: un berretto di panno sui capelli neri era un poco inclinato verso l'occhio destro.

Teneva in mano una canna alta e flessibile, da cui gocciolava l'acqua. E fermatosi sul limitare, squadrò un istante Nicoletta per comprendere con chi avesse a fare; poi disse, ben sicuro:

-Signorina….

Nicoletta s'era alzata, arrossendo.

-Vieni ad aiutarmi,-seguitò il fanciullo, appoggiandosi alla canna e guardando attentamente Nicoletta.

-Che vuoi, caro?-disse questa.-Che ti è avvenuto?

Il fanciullo la fissava con un poco di meraviglia, ascoltandone la voce calda e carezzevole. Poi, invece di rispondere, interrogò:

-Perchè sei diventata rossa?

-Io?-esclamò confusa Nicoletta.-Son diventata rossa?

Ma egli si distrasse, e seguitò, accennando giù, in fondo al giardino, verso il lago:

-La mia goletta è andata troppo lontano. Ho cercato di riprenderla e non ci riesco. Ci vuole una canna più lunga, e son venuto a domandartela.

Ella sorrise.

La parola di lui era chiara e precisa, come era dritto e fermo il suo sguardo.

-Davvero?-esclamò Nicoletta.-Andiamo a vedere!

E prontamente uscita in giardino, prese la destra del fanciullo nella sua sinistra.

-Vieni ad aiutarmi?-egli disse contento.-Vieni! Vedrai; è un bel bastimento; l'ha comperato il babbo a Parigi.

Parigi! Il nome della città richiamò alla mente di Nicoletta gli ordini e i consigli di suo padre. Non v'era più dubbio; ella teneva per mano il figlio del conte Traldi; già l'aveva indovinato al primo vederlo, e aveva arrossito d'impaccio, sapendo che non poteva accoglierlo in casa.

-Come ti chiami?-ella chiese avviandosi con lui verso il cancello.

-Bruno,-egli rispose.

-Bruno Traldi di San Pietro,-ella seguitò.-Non è vero?

-Come sai?-egli interrogò ridendo.

-Me lo hanno detto.

-Mi avevi già visto?

-No. Mai. E tu?

-Io ti ho vista ieri, in carrozza. Son belli i tuoi cavalli.

La guardò levando il capo; poi soggiunse:

-Mi piaci.

-Che strano, che strano fanciullo!-pensò Nicoletta.

Ma Bruno aveva già ripreso:

-Come ti chiami, tu?

-Nicoletta Dossena.

-Nicla,-corresse prontamente Bruno.

-Nicla; come vuoi,-assentì Nicoletta sorpresa.-Lo hai inventato tu….

E ripensò:

-Che strano, che strano fanciullo!

Erano usciti, avevano attraversato la strada, tenendosi per mano; ambedue vestiti di bianco, lieti sotto il sole, camminando presto, già amici fidati.

Giunti sulla riva, Bruno indicò il bastimento; una goletta a due alberi e a due rande, armata di cannoncini di bronzo, carica di soldatini di piombo, alcuni dei quali davan del naso nella schiena dei compagni.

-Se ne va!-disse Bruno ridendo.-Ora come facciamo?

E tolta la mano dalla mano dell'amica, chiese di nuovo:

-Quanti anni hai?

-Diciotto,-rispose Nicla.-E tu?

-Quando sono savio, il babbo dice che ne ho sette,-rispose Bruno.-Quando sono cattivo, dice che ne ho otto, perchè a otto anni bisogna essere uomo.

-Tra i sette e gli otto, dunque,-rilevò Nicla sorridendo.-E perchè sei cattivo?

-Ah!-rispose Bruno sbuffando.-Come si fa?…

E c'era in quel sospiro tanta noia, tanta impazienza, che la fanciulla non rise….

-Non stanno mai tranquilli,-soggiunse Bruno.-Ho visto tutto il mondo….

Nicoletta non aggiunse parola. Aveva visto tutto il mondo!

-Andiamo, signorina,-riprese Bruno.-Bisogna fare qualche cosa pel bastimento.

-Io ti propongo questo,-disse Nicla seriamente.-Vedi la barca laggiù? è mia. Quando il bastimento sarà più lontano ancora, noi entreremo nella barca, io remerò, e la raggiungeremo.

-Sì: tu remerai e io con la canna lo farò tornare,-assentì Brunello gioiosamente.-Lasciamolo andar lontano, più lontano ancora, fino ai monti….

E guardava verso ponente le montagne che si disegnavano nere sull'azzurro, e pareva con gli occhi valicare le vette e fissare altri paesaggi sconfinati, altri monti, e fiumi e praterie e valli e città.

La goletta vacillava sull'onda e le vele sbattevano al vento insieme al piccolo tricolore di poppa.

Nicla e Bruno tacevano, ma si scambiavano un'occhiata di tratto in tratto sorridendo a vedere il bastimento che si dilungava a poco a poco.

-Allora, non conosci neanche il mio papà?-disse Bruno improvvisamente.-Egli sta in quella villa cinericcia, che è presso la tua.

-Villa Florida,-indicò Nicla.

-Sì, villa Florida. E la tua come si chiama?

-Villa Carlotta. è il nome della mia mamma.

-La mia mamma si chiama Clara Dolores.

-è un bel nome,-osservò Nicla.-E la tua mamma è bella?

-Credo,-rispose Bruno.-Anche tu sei bella.

Nicla avvampò in viso.

Non aveva mai udito da anima viva simili parole, e quantunque venissero da un fanciullo innocente, ne sentiva la molestia.

-Ora andiamo,-disse Brunello.-Conducimi a riprendere il bastimento….

Sciolsero la barca lunga e sottile, raccolsero a prua la catena, spinsero nell'acqua.

Bruno, salito per primo, si volse ad aiutare Nicla, porgendole la mano; e partirono, la fanciulla remando prima a sciaroga e poi adagio verso la goletta, e Bruno, seduto a' suoi piedi, guardando piuttosto la nuova amica che il bastimento, raggiunto con pochi colpi di remo.

-Eccolo!-disse Nicla, inchinandosi sul bordo e stendendo il braccio.

-Lasc

ialo,-ordinò Bruno.-Rema ancora. Andiamo più avanti!

Nicla obbedì, accelerò la cadenza dei remi.

Quando allargava le braccia e quando le ritraeva a sè coi remi per puntar contro la pedagna, il busto eretto e la linea del corpo si staccavano nitidi sul fondo azzurro: e dal basso in alto, Bruno la vedeva candida nel cielo turchino.

Egli non parlava più; sembrava, coi grandi occhi neri velati, sognare.

Aveva sentito che Nicla non era come le altre; era invece come una fata, che sempre lo avesse conosciuto ed atteso; e provava, il ribelle a tutti i baci e a tutte le carezze, un timido desiderio di toglierle i remi dal pugno e di ricoverarsi tra le sue braccia, per chiudere gli occhi e reclinare la testa sul petto di lei.

Anche Nicla sognava, abbandonata alla cadenza uguale, ascoltando il tonfo e lo sgocciolìo dei remi e il cigolare d'una forcola.

Rapiva il fanciullo sbucato dal giardino, e lo teneva perchè non corresse più il mondo.

Tornato da paesi remoti con gli occhi foschi entro i quali mille vicende oscure s'eran riflettute e le cuspidi dei campanili e il volo dei colombi, era venuto a cercarla, balzandole innanzi d'un tratto, sorridente e fiducioso.

Un'ora prima, l'uno non sapeva dell'altra; ambedue credevano la vita più mesta che non fosse.

Nicla abbassò gli occhi a guardarlo.

Egli dondolava un poco sul fondo della barca ad ogni brivido dell'onda, e Nicla sorrise, abbandonati i remi.

Bruno si levò in piedi, si puntellò alle ginocchia della fanciulla e le posò due baci sulle guance; ella lo baciò in fronte e lo tenne stretto fra le braccia.

-Vedi come siam lontani,-disse, accennando la riva e la goletta che s'era fatta piccina sull'acqua.

Bruno, immobile tra le braccia dell'amica, con la testa appoggiata alla guancia di lei, volse gli occhi a guardare in silenzio.

-Su!-fece Nicla, reggendolo dolcemente.-A cuccia ancora! Torniamo a casa!

Egli s'acquattò di nuovo ai suoi piedi.

Incontrarono la goletta a metà via e la raccolsero a bordo.

-Ci vedremo ancora, signorina?-chiese Brunello a un tratto.

-Quando vorrai,-rispose Nicla.

-Io voglio sempre.

-E allora tu mi aspetterai sulla riva, io ti vedrò, e uscirò a prenderti.

-Anche tu mi vuoi sempre?

-Quando sei savio.

-Quando ho sette anni,-riflettè Bruno.

Tacque un poco, indi riprese:

-Tu, che vuoi fare?

-Come?-domandò Nicla, che non aveva compreso.

-Io voglio guidare i cavalli e scrivere le memorie di viaggio. E tu?

-Io?-ripetè Nicla.

Stette un poco a pensare, poi rispose umilmente:

-Non so.

Bruno la guardò sorpreso.

-Non ti piace nulla?

-Molte cose mi piacciono, ma non so come averle. Mi piace essere sola e libera. Comprendi?

-Anche senza di me?-chiese Bruno scorato.

-Tu hai la tua mamma e il tuo papà,-osservò Nicla.

-Ah!-disse Bruno, senza gioia.-E per questo non mi vuoi?

-Ti voglio. Ma sarà per poco. Il tuo babbo ti condurrà ancora lontano.

-Chi sa?-mormorò Bruno con un accento in cui era tutto il dubbio inconsapevole del destino.-E allora non mi dici che farai?

-Volevo essere un'artista, e me lo hanno proibito,-disse Nicla con esitazione, quasi stesse confidandosi a un giudice.

La barca strisciò sulla sabbia e la fanciulla ritirò ì remi perchè la prua toccasse la riva. Scesero, legarono, tiraron la prua più in alto.

-Un'artista!-ripetè Bruno, mentre lavorava a passar la catena nell'anello ch'era sulla spiaggia.-Di quelle che cantano? Io le ho viste a Parigi, quelle che cantano, e venivano anche a casa mia. Ma tu non hai le unghie dipinte e l'acqua d'odore nei capelli….

-Oh, no, no, Bruno, che dici?-esclamò Nicla stupita.-Io volevo essere una grande attrice.

-Ah, è più bello; un'attrice, che fa la commedia e la tragedia, e ti fa ridere e ti fa piangere: so com'è; ho visto; è molto difficile, ma a me piace.

-Sì, la commedia e la tragedia, ridere e piangere!-assentì

Nicla.-L'arte, insomma, non le unghie dipinte.

-E allora, quando cominci?

-Mai,-rispose la fanciulla.-Il mio papà e la mia mamma non vogliono.

-E perchè? Il mio papà mi lascerà guidare i cavalli e scrivere le memorie.

-Tu sei un piccolo uomo, che può tutto,-rispose Nicla.-Io sono una donna che non può nulla. Mi hanno detto le ragioni per le quali una signorina non deve essere attrice; e sono giuste.

Bruno, che s'era messo a sedere a prua e stava ascoltando con le mani in mano, parve incredulo.

-Una signorina non deve far la commedia e la tragedia e far ridere e piangere?-interrogò.-Allora le attrici non sono mai signorine?

-Non puoi capire!-rispose Nicla sorridendo.-Si tratta forse di pregiudizi!: ma è così.

-Che cosa sono i pregiudizii? E allora non farai nulla?

-Nulla. Farò la signora, come le altre.-disse Nicla.-Sarò forse contessa.

-Come la mamma?

Nicla osservò attentamente Bruno, aspettando con ingenuità il suo giudizio.

-Ma questo,-egli seguitò,-non fa nè ridere nè piangere. Non diverte nessuno!…

-Oh, hai ragione!-esclamò Nicla con un breve sorriso.-Non diverte nessuno.

-Addio,-disse Bruno staccandosi dalla barca.-Più tardi, io tornerò sulla riva, e se mi vorrai, uscirai a prendermi.

-Sì, verso le cinque; prima fa troppo caldo. Addio, Bruno!

-Addio, signorina!

-Chiamami Nicla!

-Addio, Nicla!

Stese le braccia, attirò a sè il viso della fanciulla e la baciò sugli occhi, sull'uno e sull'altro sapientemente. Poi si mise a correre, si volse a salutar con la mano, e scomparve oltre il cancello della villa Florida.

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